Le otto mostre degli Impressionisti

Le otto mostre degli Impressionisti (1874-1886) e i rispettivi partecipanti



La presente tabella, elaborata con finalità didattiche a “uso e consumo” dei miei studenti, anche se a prima vista potrebbe apparire inutilmente “accademica”, serve in realtà non solo a dimostrare quanto il gruppo degli Impressionisti fosse variegato e disomogeneo, ma anche a evidenziare una serie di dati statistici molto significativi delle singole personalità che componevano la Société Anonyme, meglio nota come Gruppo di Batignolles (in verde sono indicati gli anni delle otto mostre, in rosso gli artisti considerati dalla critica Post-Impressionisti: due colori complementari, giusto per entrare meglio nel tema…).

Il dato più eclatante – e non è certo una novità – è l’assenza sistematica di colui che è considerato, di volta in volta, precursore \ anticipatore \ ispiratore \ fondatore \ padre dell’Impressionismo, vale a dire Édouard Manet, che nel quartiere parigino di Batignolles, a pochi passi dal caffè Guerbois, aveva il suo studio. Certo, Manet morì giovane al termine di una lunga malattia (1883), ma non dobbiamo dimenticare che proprio nel 1874, anno della prima mostra impressionista, egli aveva deciso di passare un’estate di lavoro en plein air ad Argenteuil (In barca, New York, Metropolitan), in compagnia di Monet e Renoir, schiarendo la tavolozza dei colori e, per certi versi, “convertendosi” alla tecnica impressionista. Il motivo della sua costante assenza è quindi un altro ed è ben noto: la volontà di portare la propria rivoluzione pittorica nei salon parigini, nelle “roccaforti” del circuito accademico, e di “svecchiare” l’arte ufficiale partendo sì dai grandi modelli del passato, ma facendo del pittore un grande “cantore” della modernità (Olympia, Parigi, Orsay).

Ecco allora che non può passare inosservata la “disobbedienza” dell’allieva prediletta di Manet (nonché sua cognata, in quanto sposò il fratello minore di Edouard, Éugene), la pittrice Berthe Morisot che, in barba a tutte le critiche (purtroppo alimentate anche dal suo essere donna) e nonostante gli inviti alla prudenza del suo protettivo maestro, scelse tenacemente di esporre in sette delle otto mostre, saltando solo la quarta.

Come non può sfuggire la fedeltà al gruppo e l’attivo contributo all’organizzazione delle mostre di colui che è ritenuto un Impressionista sui generis, Edgar Degas, molto distante, in alcune sue scelte, dagli altri membri della Société, e spesso in vivace polemica con gli stessi: basti ricordare che Degas rifiutava l’appellativo di impressionista, dipingeva solo in studio a memoria, privilegiava scene d’interno, non disdegnava soggetti realistici (L’assenzio, Parigi, Orsay). Eppure, come la Morisot, ha avuto la coerenza di partecipare a sette delle otto mostre, saltando solo la settima.

Un altro dato significativo, che si evince con chiarezza dalla tabella, è la forte unità d’intenti di Monet, Renoir e Sisley, non a caso considerati gli Impressionisti per eccellenza. Ebbero un momento di scoramento e di sfiducia, dopo ripetuti insuccessi e tante critiche, tra 1879 e 1881, tornarono “alla carica” nel 1882, prima di disertare sdegnati l’ultima mostra del 1886 (scelsero infatti di esporre le loro opere altrove, nella galleria di Georges Petit), quando la partecipazione di Seurat (Una domenica pomeriggio, Chicago Art Institute) e Signac decretò l’esordio dell’Impressionismo Scientifico e la conseguente crisi di quello Lirico-Romantico di Monet e soci.

Al Neo-Impressionismo e al Pointillisme di Seurat approderà anche Pissarro, al quale va la palma della “vittoria” per essere l’unico Impressionista ad avere partecipato a tutte e otto le mostre. Quanto agli altri Post-Impressionisti, è singolare notare che l’ingresso di Gauguin coincida con l’uscita di scena di Cezanne (tra l’altro legato allo stesso Pissarro da un’amicizia fraterna), il quale, dopo le feroci critiche ricevute nel 1877 (I bagnanti, New York, Metropolitan), deciderà di condurre la propria accanita ricerca da solo, lontano da Parigi, nella cittadina natale di Aix-en-Provence.

Nel 1874, nella prima mostra tenutasi nell’ex-studio del fotografo Nadar, Cezanne aveva esposto La casa dell’impiccato (Parigi, Orsay), una veduta disantropizzata di Auvers-sur-Oise, la cittadina dove si chiuderà l’esistenza terrena di Vincent Van Gogh, il cui incontro con l’Impressionismo fu una svolta fondamentale nella sua breve e tormentata parabola artistica.


 

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